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Tartaruga marina
Hawksbill turtle (Eretmochelys imbricata), Fiji.
Tartarughe marine: l’uomo, la loro principale minaccia
Le tartarughe marine sono considerate come animali originari dei mari. Esse animano il nostro pianeta da più di 150 milioni di anni. La famiglia delle tartarughe marine comprende sette specie diverse, di cui sei sono oggi a rischio di estinzione. Di primo acchito potrà sembrare un’affermazione esagerata, se si considera che ad ogni stagione di cova una femmina di tartaruga depone diverse centinaia di uova. Ma quando si scopre che a sopravvivere è solo una minima parte, allora non resta altro che crederci. A costituire una costante minaccia sono infatti uccelli, procioni, moffette, volpi e granchi che saccheggiano i nidi o si avventano sulle tartarughine appena nate mentre si dirigono verso il mare, dove ad attenderle ci saranno altri predatori: i pesci.

Le tartarughe marine prediligono le acque calde e tropicali. Possiedono zampe anteriori simili a pinne, di cui si servono per nuotare in avanti, e arti posteriori, più corti e larghi, che fungono da timone. Questi rettili possono misurare 1-2 metri di lunghezza, a seconda della specie. Sulla loro proverbiale longevità non esistono dati certi: si stima che possano raggiungere i 50 anni d’età.

Le tartarughe marine si cibano di alghe, zostera, granchi, lumache, meduse, molluschi e altri piccoli pesci. La loro corazza, ad eccezione di quella delle tartarughe verdi, è coperta di alghe marine, lepadi, crostacei e licheni.
La spiaggia è la loro nursery
Per la deposizione delle uova, che avviene prevalentemente durante le ore notturne, la femmina esce dall’acqua dirigendosi verso le spiagge sabbiose. Ogni singolo uovo viene deposto in una buca. L’operazione può durare da alcuni minuti a più ore, a seconda della specie. Durante la deposizione delle uova la tartaruga cade in uno stato di trance, diventando così più vulnerabile agli attacchi dei predatori. Quindi ricopre la buca di sabbia per poi rituffarsi, spossata, in mare.

Tutte le tartarughe marine sono in grado di vivere in mare aperto. Esistono specie che riescono a percorrere lunghe distanze: è già stata registrata perfino la traversata del Pacifico da parte di alcuni esemplari. Generalmente si spostano di continuo tra i fondali ricchi di nutrimento e le spiagge dove depongono le uova. La loro capacità di orientamento rimane ancora oggi pressoché un mistero. Le tartarughe marine trascorrono comunque gran parte del loro tempo in prossimità delle coste. Le uniche specie che vivono costantemente in mare aperto sono le Dermochelidi e la tartaruga bastarda.

Prima che una tartaruga raggiunga la maturità sessuale possono passare anche decenni. Solo pochi esemplari, tuttavia, riescono a raggiungere questo stadio. Oltre ai pericoli sulla terraferma e nell’acqua, la loro principale minaccia è l’uomo. Sebbene la caccia alla tartarughe sia vietata, molti animali vengono uccisi ancora oggi per le loro carni, la pelle e il carapace. Molte rimangono anche impigliate nelle reti dei pescatori, andando incontro a una morte atroce. Inoltre, i loro luoghi di nidificazione si fanno sempre più rari a causa degli scempi ambientali di cui sono vittima le spiagge. Laddove riescono a nidificare, i nidi sono spesso oggetto di razzie e le uova vendute perché considerate vere e proprie prelibatezze.

Per dare un contributo concreto alla tutela delle tartarughe marine, occorre tenere in considerazione tutte le loro fasi di vita. Progetti come il programma RUMAKI Seascape in Tanzania garantiscono la sopravvivenza delle tartarughe oltre il periodo di cova. Per proteggere gli esemplari adulti durante le loro lunghe migrazioni negli oceani sono necessari accordi a livello internazionale. In collaborazione con TRAFFIC il WWF si batte contro il commercio illegale di carne e uova di tartaruga.
 
Le tartarughe marine
(in inglese)

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