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La lotta per la sopravvivenza del gorilla di montagna Fu l’ufficiale tedesco Robert von Beringe a scoprire il gorilla di montagna (Gorilla beringei beringei) nel 1902. Il capitano si imbattè in questa nuova specie di primati nella catena vulcanica di Virunga, una formazione montuosa coperta da una fitta vegetazione tropicale che si estende dal Congo al Ruanda, fino a raggiungere l’Uganda. Su queste vette e all’interno del Parco nazionale di Bwindi vivono gli ultimi gorilla di montagna. Si tratta delle scimmie antropomorfe maggiormente minacciate di estinzione; fortunatamente sono state da sempre oggetto di osservazioni accurate e studi approfonditi, e oggi possiamo avvalerci di un ampio bagaglio di informazioni che le riguardano.
È l’unica specie di gorilla che vive a una simile altitudine (2000-4000 metri sopra il livello del mare) ed è dotato di un pelo setoso e lungo, soprattutto sulle braccia, che lo protegge dalle temperature rigide. Di tutti i gorilla è quello che si è meglio adattato a vivere a terra, dove trascorre la maggior parte del proprio tempo; la sua corporatura massiccia, infatti, non gli facilita l’arrampicata sugli alberi.
Per natura molto socievoli, i gorilla di montagna vivono in branchi costituiti da tre o quattro femmine in età riproduttiva e quattro o cinque giovani. A capo del branco c’è un maschio adulto chiamato silverback per la sella argentea che ha sul dorso. Il territorio di un gruppo si estende fino a 30 chilometri quadrati. Per procurarsi il cibo i gorilla coprono ogni giorno distanze da 500 a 1000 metri. Si tratta di animali erbivori che hanno una predilezione particolare per il cuore del sedano selvatico e per i giovani bambù.
Distruzione dell’habitat e bracconaggio
Nello scorso secolo i gorilla di montagna sono stati quasi completamente sterminati, inoltre si è sacrificato gran parte del loro habitat naturale per ottenere legname e bambù. Molti primati sono morti di malattie contratte a causa del contatto con l'uomo, altri sono caduti vittima dei bracconieri. Non va inoltre dimenticato che il commercio di gorilla, sia morti che vivi, è sempre stato molto florido.
Oggi sopravvivono 780 esemplari di gorilla di montagna, i tre parchi nazionali del Virunga ne ospitano oltre la metà. Il WWF da anni collabora con le autorità responsabili dei parchi, le organizzazioni ambientaliste e gli istituti di ricerca locali. Le preziose scimmie antropomorfe vengono monitorate con metodo scientifico e protette efficacemente grazie al sostegno delle autorità dei parchi.
Anche la popolazione locale è coinvolta nel progetto. La densità demografica attorno alle aree protette è molto elevata e la maggior parte degli abitanti dipende dai parchi per le materie prime e l’acqua.
Il WWF si impegna a sensibilizzare la popolazione sull’importanza dei parchi naturali, creando al contempo nuove fonti di reddito grazie al turismo sostenibile.
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