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Elefante
Elefante africano (Loxodonta africana)
Il commercio dell'avorio e la distruzione dell’habitat naturale minacciano la sopravvivenza dell’elefante
L’elefante è il più grande mammifero terrestre, può pesare oltre 7 t, consuma ogni giorno 300 kg di cibo e 80 l d'acqua. In origine era presente in tutti i continenti, eccezion fatta per l’Australia e l’Antartide. Oggi il discendente del mammut sopravvive solo in Asia e in Africa: da qui la distinzione tra elefante africano e asiatico.



L’elefante africano presenta due sottospecie con lievi differenze morfologiche che vivono in due habitat distinti: la savana e la foresta tropicale. L’elefante della foresta (Loxodonta africana cyclotis) vive in comunità più piccole (3-6 individui) rispetto agli elefanti della savana (Loxodonta africana africana) i cui gruppi familiari vanno dai 12  ai 70 esemplari. A capo dei clan c’è una femmina. Nella savana è inoltre possibile vedere branchi di elefanti composti da diverse migliaia di elementi.
L’elefante è prezioso per la foresta tropicale
L’elefante della foresta si nutre esclusivamente di foglie, rami, corteccia e frutta e riveste un ruolo importantissimo per lo spargimento dei semi. Oggi l’elefante della foresta vive unicamente nelle foreste pluviali dell’Africa centrale e occidentale. Anche l’elefante della savana è scomparso da ampie zone del continente africano ed è presente solo nella parte meridionale e orientale del continente.

È molto semplice distinguere l'elefante asiatico (Elephas maximum) dal suo cugino africano. È di dimensioni più piccole (ca. 3 metri) e solo di rado è dotato di zanne, un attributo che nella specie africana può raggiungere i 3,5 metri di lunghezza.

In entrambi i continenti la situazione di questi pachidermi è peggiorata negli ultimi decenni. Secondo le stime realizzate nel 1998 il numero degli elefanti africani è inferiore a 500000. Mentre restano solo 32000 elefanti asiatici. Il proliferante traffico di avorio è stato fatale a innumerevoli esemplari della specie africana. Nonostante il divieto sancito nel quadro della Convenzione di Washington del 1989, non si è riusciti a bloccare il contrabbando internazionale dell’avorio: molti elefanti continuano a venir uccisi per le loro zanne. Ma anche la carne e la pelle rappresentano una merce molto apprezzata sul mercato nero.  Purtroppo le risorse umane e finanziarie disponibili spesso non sono sufficienti per difendere efficacemente questi pachidermi.
Conflitti con l’uomo
La scomparsa dell’habitat rappresenta tuttavia la peggior minaccia per l’elefante. La crescita demografica e l’ampliarsi delle zone adibite all'agricoltura e alla silvicoltura lo vedono confinato in territori sempre più ristretti. Pertanto i conflitti con l’uomo sono tutt’altro che rari e hanno già causato vittime su entrambi i fronti.

In Asia il WWF gestisce un programma su larga scala per la tutela di elefanti e rinoceronti (AREAS, Asian Rhino and Elephant Strategy). Il progetto intende monitorare i branchi di elefanti e trovare soluzioni al conflitto tra pachidermi e popolazioni locali.

Grazie a TRAFFIC, il WWF partecipa inoltre alla lotta al contrabbando.
 

Ascolta il grido dell'elefante
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L'elefante africano
(in inglese)

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L'elefante asiatico (in inglese).
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